Seminari
1° Seminario
NAPOLI, L'ARCHITETTURA URBANA E LA NUOVA GENERAZIONE DI PROGETTISTI
PROMONTORIO ARQUITECTOS - RECENT WORKS
Paulo Martins Barata e Paulo Perloiro presentati da Uberto Siola e Vittorio Magnago Lampugnani
7 maggio 2004
SCUOLA PORTOGHESE PROTAGONISTA. ECCO CHI SONO I NUOVI PROGETTISTI
Articolo pubblicato su Il Denaro del 8 maggio 2004 di Carolina Cigala
Le più arbitrarie modellazioni di edifici passano sotto i nostri occhi senza più sorpren-dere. Fanno oramai parte del bagaglio dell'uomo comune, invaso sin nella poltrona di ca-sa da luminescenti volumi che si prestano alle attività ginniche di amazzoni del terzo mil-lennio, e abituato ad apprezza-re la bellezza di un'architettura con la stessa rapidità con cui si mangia un gelato al cioccolato. Davanti ai grandi studi asso-ciati internazionali e alla pro-posizione di un metodo di lavoro di tipo industriale (ciascuno all'interno della struttura svi-luppa un ambito), che risorse ci sono per chi sente ancora di interpretare l'architettura come mestiere?
Lo studio Promontorio fon-dato a Lisbona nel 1990 si pone come risposta concreta a que-sto interrogativo. Pur avendo incasellato attività professio-nali di un certo respiro, e pur avendo raggiunto una struttu-ra con più di quaranta collaboratori fissi, i cinque architetti fondatori seguono e controlla-no l'intero processo progettua-le dall'ideazione alla costruzio-ne. Alla base del loro sodalizio, la disciplina e l'adesione co-mune ad alcuni principi sono rinvenibili con incredibile coe-renza nella diversità delle spe-rimentazioni elaborate, dal complesso residenziale a Telheiras e dall'Ipermercato ad Evora del 1994, sino ai recenti progetti del Quartier Generale della Xerox o per un hotel e uffici sul lotto della prima Expo a Li-sbona.
Espressi con chiarezza e con un certa durezza mitigata dalla pronuncia portoghese, Paulo Màrtins Barata e Paulo Perlorio, due degli architetti asso-ciati dello studio, hanno letto una dichiarazione d'intenti cui le loro architetture rispondo-no: gli edifici si devono incardi-nare a terra al fine di creare una relazione stabile con la città; gli edifici non devono es-sere pensati come oggetti mi-surati dallo spettacolo e contrari alla costruzione, quanto piuttosto devono possedere i requisiti di durevolezza e soli-dità; bisogna percorre la via di una integrazione tra spazi pri-vati e pubblici imponendo la possibilità di controllo e avere un atteggiamento con la tecno-logia discriminato, che dia spa-zio ai nuovi materiali senza in-vadere il campo della robotica.
Punti che appartengono al buon senso, alle architetture comprensibili e intelligibili, al-le architetture normali; su que-sta precisazione si è svolto l'in-tervento di Uberto Siola che ha sottoli-neato come la normalità delle architetture del giovane studio portoghese abbia dei requisiti che fuggano la banalità a favo-re di una complessità nota, ca-pace di porsi in continuità con lo spazio/tempo, con il conte-sto e con la storia della disci-plina senza cadere in pretestuosi formalismi e in facili eclettismi.
La capacità che un'architet-tura ha nell'esprimere il pro-prio tempo ancorandosi in una logica di architettura urbana e di storicismo risiede anche nel sapere intellettuale, cui Lam-pugnani riconosce un forte ap-porto nello svolgimento dell'esercizio progettuale.





