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Architettura urbana: lo stato dell'arte

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PROGETTO E TRASFORAMZIONE DELLA CITTA'


Architettura urbana: lo stato dell'arte

La città è il grande tema del XX secolo come conferma la grossa domanda di trasformazione urbana. A questo tema il progetto di architettura risponde sempre più con un richiamo all'autonomia della forma, con interventi che risolvono il tema urbano unicamente nel loro proporsi come veicolo dell'immagine della città. Questo diffuso atteggiamento denuncia una mancanza di strategia generale e di politica delle connessioni. La città finisce per essere riconosciuta come un paesaggio frammentato di spazi aperti, punteggiato da oggetti con caratteristiche architettoniche molto diverse tra loro e spesso estranee alla cultura della città. La fuga verso un avanguardismo ed un diffuso ipertecnologismo caratterizzano il panorama delle molte architetture costruite in questi ultimi anni e che danno vita ad un catalogo dove tutto è possibile, in cui tutto sembra navigare allo stesso livello in una sorta di mare di indifferenza.
Per fare il punto sullo “Stato dell'arte” dell'architettura contemporanea abbiamo invitato Deyan Sudjic, curatore della 8° edizione della Biennale di Architettura di Venezia, oltre che direttore della rivista internazionale di architettura Domus, che ci ha proposto un panorama di quello che sarà l'architettura nel prossimo decennio.
“Non volevo un tema fisso senza senso –spiega Sudjic- ma indicare in progetti già realizzati le nuove generazioni, le nuove scuole, il futuro dell'architettura oltre l'eccessiva seduzione esercitata dalla tecnologia in questi anni. L'architettura non deve aver paura di parlare, anche in maniera seria, approfondita di se stessa. Ma deve farlo con il linguaggio di tutti. Per questo motivo la Biennale è stata organizzata secondo il criterio delle tipologie, dieci delle quali sono funzionali - alloggi, musei, comunicazione, istruzione, lavoro, commercio, spettacolo, chiesa e stato, torri e piani regolatori-, secondo una volontà di mostrare in modo chiaro e comprensibile le architetture anche ai non addetti ai lavori, senza intellettualismi né tesi programmatiche. Non è questo il momento per pronunciarsi in modo definitivo sul modernismo o post-modernismo, sul primato di un approccio o di una generazione su un'altra. Ma è possibile intravedere certe tendenze che sorgono in luoghi diversi e in forme differenti. Ciò che emerge è sicuramente è un richiamo alla fierezza dell'operare concreto, alla concretezza del costruire, alla materializzazione dell'architettura, sottolineato dalla Biennale attraverso la “messa in mostra” di plastici, ricostruzioni in scala di pezzi di edifici, prototipi. L'architettura non è arte, è solo architettura. Quando gli architetti si mettono in testa di voler fare gli artisti producono solo pessima arte. Per me l'architettura non cambia con il tempo. L'architettura è fatta di segni permanenti, è fatta di forza, di energia. L'architettura è, da sempre, creare un posto, uno spazio. Ancora oggi è basata sugli stessi valori di una volta. E' qualcosa che riguarda le “permanenze”, lo spazio e l'energia. La forma e la sua capacità di divenire spazio sono importanti, e la ragione è la sostanza della buona architettura. Comunque, l'ultima cosa che si dovrebbe ricercare è la provocazione“.
ABITAZIONE
L'idea di una casa come singola opera d'arte o romanzo costruito è oggi più forte che mai. I risultati si possono vedere nell'entusiasmante dispiegamento di invenzioni raccolte nella Biennale: Ushida Findlay reinventa la casa di campagna inglese nella veste di una stella marina gigante; Steven Holl presenta un ritiro hawaiano come geologia sismica; Richard Meier ripresenta il concetto modernista della villa opulenta come squisito oggetto industriale con l'aggiunta di contenuto artistico: Werner Sobek recupera l'immaginato della casa-bolla, in simbiosi con la natura e con un interno libero da ogni vincolo. (…) A prima vista, l'unico principio comune a questi progetti sembra quello dell'individualismo assoluto. Ogni casa rappresenta un universo privato in un mondo frammentato. Queste case fungono generalmente da premio e da ritiro, con forme enfatiche che alludono alla difesa e all'isolamento. Mentre i contesti sono ridotti a carta da parati: visti ma non toccati, viceversa, dall'esterno, questi oggetti particolari attirano l'occhio, ma non invitano certo all'ingresso. (…) Emerge un ulteriore tema: il grado di diffidenza nei confronti dell'idea convenzionale del domestico come qualcosa di radicato, protetto e stabile. Meier scioglie i muri, Ito e Sejima li rendono fragili, mentre Holl rovescia la familiare forma triangolare del timpano per trasformare la Casa Kaua'i in due massi pericolanti. Holl sfrutta la realtà di un sito in una zona sismica come ispirazione per un progetto basato sul concetto dell'instabilità. Holl e Sejima distribuiscono in modo casuale le finestre per evitare che le facciate abbiano un aspetto familiare. Nei più ampi progetti di edilizia residenziale di Dolugan - Meissi, i confini delle singole case si confondono, in sezione e in prospetto. Ushida Findlay dice che la sua casa si fonderà nella natura (anche se risulta difficile crederlo per un oggetto così grande e particolare). Pareti, solai e soffitti sono tutti sospesi, e vanno smaterializzati, o resi simili fra loro.
Queste case, dice una legge non scritta, devono apparire e funzionare come qualunque cosa fuorché una casa. Devono fondersi, confondersi e destabilizzare. Se il mondo esterno considera l'interno domestico come lo spazio architettonico per antonomasia, gli architetti devono sfidare i preconcetti che riguardano questo spazio. (...)
Un aspetto straordinario della Biennale di Venezia di quest'anno è la prevalenza dei progetti di edilizia di massa. Viste con occhi socchiusi, le pagine di questo catalogo possono somigliare all' Œuvre complète di Le Corbusier, dove la casa privata iperdisegnata si alterna a prototipi d'abitazioni di massa proposti per l'umanità intera.
Tuttavia l'edificio residenziale di massa oggi non è investito dalle ambizioni universalizzanti dei suoi predecessori modernisti. (..) Il risultato è che il blocco residenziale si avvicina alla casa unica: è la singolare espressione di un'idea individuale dei domestico. Non c'è nessun tentativo lecorbusieriano di colonizzare o di dominare l'ambiente, anzi dà fastidio l'impressione che ci sia poca volontà di affrontarlo, con quegli spazi di mediazione che gli architetti si affannano generalmente a creare. Sembra prevalere il presupposto che la città sia un altro tipo di griglia, sulla quale ci si può innestare o disinnestare a piacere.

MUSEI
Queste istituzioni pubbliche rappresentano oggi un fattore determinante nel quadro della competizione tra le metropoli, un rilevante strumento di ravvivamento non solo dell'ambiente culturale, ma anche dell'economia locale. Ciò si esplica anche in un radicale mutamento del ruolo dei musei all'interno della società odierna e del loro significato entro la struttura urbana, così come da questo approccio deriva un drastico ampliamento dei compiti e delle aspettative riservati a tali istituzioni, che spesso vanno al di là delle attività centrali del raccogliere, conservare ed esporre.
In questo contesto agli architetti si assegna un rilevante ruolo analitico e ideativo nello sviluppo del museo del futuro, spesso fondato su basi completamente diverse da quelle dell'effettiva progettazione dell'edificio.
Nella massa dei nuovi musei ciò che spicca maggiormente è l'offerta di soluzioni singolari e spesso grandiose. A differenza di altri tipi di struttura, gli edifici culturali offrono all'architetto una libertà di gran lunga maggiore per quanto concerne lo sviluppo e la distribuzione degli spazi e il linguaggio delle forme. E' l'architettura che in misura consistente plasma le modalità di ricezione delle opere installate. In tale quadro, il ruolo dell'architettura risulta sostanziale ai fini della protezione dell'errante pubblico dei musei dal diffuso squallore dei canone della rappresentazione museale. All'architettura viene richiesto di realizzare il particolare contesto che trasformerà la visita in un fatto straordinario, in una nuova esperienza sensoriale. Dalla presenza di identità singolari all'interno di un cosmo di collezioni intercambiabili consegue anche che un particolare museo venga visitato principalmente per il suo gesto architettonico.

PIANI REGOLATORI URBANISTICI
La società contemporanea, secondo il geografo Ed Soja, sta compiendo una “svolta urbana”. Le nuove teorie economiche e sociali, sostiene Soja, si stanno “spazializzando”, dando maggiore importanza all'ubicazione, all'ambiente edificato e al settore pubblico in aree di dibattito e di politiche che finora erano slegate dalla dimensione fisica. La “svolta urbana” in architettura riconosce l'intrinseca natura sociale della città e il primato della forma dello spazio nelle dinamiche della vita cittadina. Di conseguenza, sta emergendo una nuova categoria di urbanisti con competenze multidisciplinari, più impegnati nei processi sociali, economici e politici, senza per questo sacrificare il potenziale della ricerca formale. Negli ultimi dieci anni, governi e amministrazioni locali hanno promosso programmi di “rinascimento urbano” per arginare la tendenza all'esodo dalle città e per contenere la proliferazione incontrollata delle periferie, in nome di una crescita sostenibile. L'Olanda, paese con grave carenza di terra, guida il settore europeo, con il progetto Isola Borneo di West 8, un modello discreto ma intenso di vivere il centro storico partendo dall'eroico e raffinato progetto di Berlage per Amsterdam Sud. Il nuovo quartiere di Ljburg, che sorge come un fantasma dalle sabbie bianche delle isole artificiali ai bordi dei porto di Amsterdam, e il Kop van Zuid di Rotterdam, sono, per dimensione e ambizione, simili ai migliori progetti olandesi per la bonifica dei polder nell'anteguerra. Ci sono iniziative ugualmente importanti in Germania, in Gran Bretagna e in Spagna, dove Barcellona compie il “grande salto in avanti” con la costruzione dei Forum 2004 e il recupero dei quartiere Poblenou, una radicale reinterpretazione del paradigma urbano. Il nuovo piano urbanistico del sindaco di Londra, un ambizioso piano quindicennale, è un manifesto di fede urbanistica che sviluppa il visionario Progetto della Grande Londra di Abercrombie dei 1943, rinforzando l'area verde del Green Belt e orientando la crescita entro i confini della città. Anche gli Stati Uniti, gran consumatori di energia, stanno sperimentando la “svolta urbana”: Portland, Boston e Seattle abbracciano il concetto di contenimento urbano e di crescita intelligente, sebbene manca loro il dinamismo formale degli europei. Un'originale coalizione, una terza via, tra il settore pubblico e quello privato alimenta una nuova generazione di progetti, interessati principalmente a intensificare l'uso delle aree depresse nei centri storici, i binari ferroviari in disuso, le fabbriche dismesse e le industrie in decadenza, che attendevano investimenti e riqualificazione urbana. L'appello ambientalista per una cultura meno dipendente dall'automobile, insieme a un rinnovato entusiasmo per il miglioramento dei trasporti pubblici, delle piste ciclabili e dei percorsi pedonali, svolge un ruolo ugualmente importante nel determinare le politiche di rigenerazione urbana. Questa visione potenzialmente romantica è appoggiata da finanziamenti reali e sostegno politico da parte di istituzioni nazionali e internazionali, indipendentemente dall' andamento dei mercato immobiliare. Architetti, urbanisti e politici da Amsterdam a Singapore stanno rispondendo con un approccio più interdisciplinare. La “svolta urbana” genera un approccio più qualitativo alla progettazione urbana: un approccio essenzialmente tridimensionale favorisce la complessità, promuove e ristabilisce la legittimità della forma architettonica. Il piano regolatore spaziale, in tre dimensioni, ha sostituito lo scomodo connubio tra progetto bidimensionale ed edificio-oggetto. Il mantra della svolta urbana è “la città com loft”: leggera, flessibile e capace di assorbire i cambiamenti nel tempo. Progettare un piano regolatore comporta la stessa attenzione al processo che al prodotto. Le consultazioni con gli interessati, la partecipazione del pubblico, il finanziamento del progetto e i meccanismi di realizzazione sono importanti quanto la destinazione d'uso, l'altezza, il volume e il posizionamento degli edifici. (…)

Questa panoramica di progetti di rigenerazione suggerisce un rinnovato impegno dei progettisti professionali verso i processi socioeconomici che cambiano le città, la forma architettonica e urbana è al cuore del programma di queste discipline. E mentre il richiamo all'autonomia della forma riguardo al contesto coinvolge tutte le aree politiche e culturali, si riconosce che per stare al passo con la “svolta urbana”, l'architetto deve mostrarsi più consapevole dell'impatto delle altre discipline sulla propria professione. Nonostante la differenza nel linguaggio e nei processi, esiste una convinzione implicita che il visivo e il sociale sono collegati e che il futuro delle città è tuttora argomento legittimo nel dibattito e nella pratica dell'architettura.